COMUNQUE VADA…GRAZIE!

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IL PENSIERO DI FABIO PETTENO’ PRIMA DELL’INIZIO DELLE FINALI PLAYOFF CHE VALGONO LA PROMOZIONE IN SERIE B

Ci sono stagioni che si misurano con i punti. Altre con le classifiche. Altre ancora con i trofei.

E poi ce ne sono alcune che valgono molto di più.

Quella dell’Union Brescia appartiene a quest’ultima categoria.

Perché tutto è iniziato dalle macerie. Dalle ceneri lasciate da anni di gestione fallimentare, da una proprietà che aveva progressivamente allontanato una città intera dalla propria squadra. Anni di promesse disattese, occasioni sprecate, conflitti, improvvisazione. Anni in cui Brescia è stata ostaggio di un presidente padre-padrone, più impegnato a combattere battaglie personali che a costruire il futuro del club.

Quando tutto è crollato, però, la città non ha smesso di amare i propri colori.

Anzi.

Li ha stretti ancora più forte.

Diecimila abbonati. Diecimila persone che hanno deciso di esserci prima ancora di sapere come sarebbe andata. Prima dei risultati. Prima delle vittorie. Prima delle certezze.

Diecimila atti d’amore.

È da lì che bisogna partire per raccontare questa cavalcata.

Da chi ha creduto nel progetto quando esistevano soltanto dubbi. Da chi ha scelto di ricominciare senza garanzie. Da chi ha deciso che il calcio bresciano meritava una seconda possibilità.

Il sogno.

Chiamiamolo così.

Perché la Serie B, oggi, rappresenta molto più di una promozione. Sarebbe il premio per una città che ha sofferto. Per tifosi che hanno ingoiato delusioni per anni. Per una passione che non si è mai spenta nemmeno quando qualcuno sembrava fare di tutto per soffocarla.

Sarebbe il lieto fine di una storia che pochi mesi fa sembrava impossibile da scrivere.

Eppure, comunque vada, qualcosa è già successo.

Si sono gettate basi solide. Si è ritrovato entusiasmo. Si è ricostruito un legame tra squadra e territorio che sembrava smarrito. Si è tornati a parlare di calcio con orgoglio, con passione, con speranza.

Questa stagione ci ha restituito emozioni che da troppo tempo mancavano.

Per questo il primo grazie va a Giuseppe Pasini. Per essersi assunto una responsabilità enorme. Per aver raccolto il calcio professionistico bresciano quando rischiava di sparire. Per aver scelto di investire, di crederci, di ridare un futuro a questi colori.

E un grazie va a Eugenio Corini.

Perché ci sono allenatori che guidano squadre e altri che guidano idee. Corini ha creduto sin dal primo giorno che fosse possibile fare qualcosa di grande. Lo ha fatto con equilibrio, con competenza, con un senso di appartenenza che nessuno può insegnare.

Adesso resta l’ultimo capitolo.

Forse il più bello.

Forse il più difficile.

Ma qualunque sarà il finale, nessuno potrà cancellare ciò che è stato costruito.

Perché il calcio, quello vero, non vive soltanto di promozioni.

Vive di appartenenza. Di sacrifici. Di comunità. Di emozioni condivise.

E Brescia, dopo tanti anni, ha finalmente ritrovato tutto questo.

Il sogno è lì, a un passo.

Ma comunque vada, grazie.

Fabio Pettenò

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