PRESTAZIONE OPACA DELLA SQUADRA DI DIANA: DI MOLFETTA SBAGLIA UN RIGORE, ESPULSO DE MARIA
Il derby bresciano ha il sapore delle grandi storie, di quelle che restano nella memoria dei tifosi per anni. Al fischio finale è il Lumezzane a esplodere di gioia, stringendo tra le mani una vittoria pesantissima, costruita con carattere, coraggio e cuore. L’Union Brescia, invece, esce dal campo con il volto scuro, schiacciata da una crisi di mancate vittorie che sembra non avere fine. Vicenza a +13!
L’atmosfera era già da brividi prima del calcio d’inizio, quando l’Airone Andrea Caracciolo ha ricevuto l’abbraccio della Curva Nord e l’omaggio del presidente Giuseppe Pasini. Un momento che ha scaldato gli animi e ha ricordato a tutti cosa significhi davvero appartenere a questi colori.
In campo, però, il romanticismo lascia spazio alla battaglia. Diana prova a cambiare il destino della sua squadra affidandosi a un 4-3-3 intraprendente, mentre Troise costruisce il solito Lumezzane compatto, affamato, pronto a mordere. E infatti sono i rossoblù a prendere il comando delle operazioni, a correre più forte, a crederci di più. L’Union fatica, incespica, subisce.
Il primo lampo arriva al 23’: Iori punta la porta, Pasini lo tocca quel tanto che basta e il Valgobbia esplode. Rigore. Ineccepibile. Dopo un rapido check FVS, è lo stesso Iori a prendersi la responsabilità: rincorsa breve, sguardo freddo, palla nell’angolino. Lumezzane avanti. La curva rossoblù vibra, quella biancazzurra si gela.
Il gol è uno schiaffo che sveglia finalmente l’Union, che si affida al talento di Cisco per provare a cambiare l’inerzia. Il numero 7 accende la fantasia, punta l’uomo, fa tremare la retroguardia ospite. Ma il Lumezzane è concentrato, determinato, impeccabile. L’unico brivido arriva da un destro di Mercati che termina alto, segnale di una squadra che ancora fatica a ritrovarsi.
La ripresa si apre con Diana che butta dentro Vido e De Maria, alla ricerca disperata di una scintilla. E al 6’ quella scintilla sembra arrivare: rigore per l’Union! Lo stadio trattiene il fiato. Di Molfetta prende la rincorsa, ma Drago è monumentale. Respinge tutto, respinge la paura, respinge la rimonta. È la parata che vale quanto un gol.
Il Lumezzane capisce che è il suo momento e affonda ancora. Ferro, l’ex di turno, entra e mette subito lo zampino, servendo un cioccolatino per Rolando che sfiora il raddoppio. Poi è Gori a salvare i suoi due volte in pochi secondi, prima su Caccavo e poi con l’aiuto prodigioso di Rizzo sulla linea. L’Union vacilla, barcolla, sembra sul punto di cedere, ma resta incredibilmente viva.
E allora, quando nessuno se lo aspetta, è Di Molfetta ad avere tra i piedi il pallone dell’1-1: deviazione velenosa, Drago vola ancora. Giornata stregata.
A dieci dalla fine Valente danza in area, salta l’uomo, si apre lo specchio… ma il tiro finisce altissimo, un urlo strozzato che gela lo stadio. È l’occasione del destino, sprecata nel momento più importante.
La tensione sale, i nervi saltano. De Maria, appena rientrato, si fa espellere per doppia ammonizione, simbolo perfetto del momento nero dell’Union. Il finale è un assalto confuso, disperato, con un altro episodio da rigore al 98’ che accende ancora le proteste, ma nulla cambia più.
Oltre il 100° minuto l’arbitro fischia la fine. È festa grande per il Lumezzane, che esulta sotto il settore ospiti con il cuore gonfio d’orgoglio. L’Union Brescia, invece, resta a terra a leccarsi le ferite, ancora una volta. Un derby che sarà ricordato, perché nelle sfide che contano non basta esserci: bisogna meritarselo. E stavolta i valgobbini l’hanno meritato davvero.



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