LA SIRENA E’ SUONATA DAVVERO: BRESCIA PERDE IL BASKET

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UFFICIALIZZATO IL PASSAGGIO DI CONSEGNE DA MATIASIC A FERRARI, E’ LA FINE DI UN EPOCA

La sirena finale, questa volta, non ha decretato la fine di una partita. Ha chiuso un’epoca.

Il via libera del Consiglio federale straordinario all’iter per il trasferimento della sede della Pallacanestro Brescia a Roma rappresenta la pietra tombale sul basket di vertice nella nostra città. Un passaggio formale, certo. Ma anche il momento in cui un timore che accompagnava da settimane i tifosi è diventato realtà.

Mauro Ferrari ha scelto di cedere il titolo sportivo al gruppo guidato dall’ex presidente di Trieste, Paul Matiasic. Da quella scelta nascerà una nuova realtà romana destinata a disputare l’EuroCup, mentre Brescia resterà improvvisamente senza la squadra che per dieci anni aveva trasformato il PalaLeonessa in una delle case più belle della pallacanestro italiana.

Fa male, inutile nasconderlo. Perché non se ne va soltanto una società. Se ne va un patrimonio costruito stagione dopo stagione, una cultura sportiva che aveva conquistato anche chi il basket, fino a qualche anno fa, lo seguiva soltanto da lontano.

In un decennio Brescia è passata dall’essere una piacevole sorpresa a diventare una presenza fissa ai vertici del campionato. Una Coppa Italia, due finali scudetto, le coppe europee, il rispetto conquistato ovunque e un palazzetto sempre pieno. La pallacanestro era diventata un motivo di orgoglio cittadino, una delle immagini più belle dello sport bresciano.

A Mauro Ferrari va riconosciuto il merito di aver investito risorse enormi e di aver portato la società a livelli probabilmente impensabili. Sarebbe ingeneroso dimenticarlo proprio oggi. Ma allo stesso tempo è inevitabile osservare come il finale lasci l’amaro in bocca. Chi costruisce un sogno lo consegna inevitabilmente anche ai suoi tifosi, e quando quel sogno viene trasferito altrove il senso di smarrimento è inevitabile.

Prima ancora di Ferrari, però, ci sono stati coloro che quel sogno lo hanno acceso. La famiglia Bragaglio-Bonetti ha salvato e accompagnato la pallacanestro bresciana nei momenti più difficili, gettando le fondamenta del percorso che avrebbe portato il club nell’élite nazionale. Senza la loro passione, la loro competenza e la loro ostinazione, probabilmente non ci sarebbe mai stato nulla da trasferire.

Il basket moderno vive di bilanci, investitori e strategie internazionali. Lo impone il mercato, lo raccontano le cronache di questi giorni. Ma c’è una domanda che resta sospesa e che nessuna delibera federale potrà cancellare: è davvero una vittoria per il movimento perdere una piazza che, in dieci anni, aveva dimostrato di saper costruire pubblico, entusiasmo e credibilità?

Da oggi Brescia non ha più una squadra di Serie A. Ha però una storia che nessuno potrà spostare di città. Le serate europee, le imprese contro le grandi, il PalaLeonessa esaurito e una comunità che si è riconosciuta attorno a una maglia resteranno patrimonio di chi li ha vissuti.

Le società possono cambiare sede. I ricordi, fortunatamente, no.

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