LA VITTORIA DELL’EDUCAZIONE E DEL TALENTO: GRAZIE KIMI!

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La mamma Veronica: «Non è il fatto che sia un pilota a rendermi orgogliosa di lui». A vent’anni ha conquistato il Mondiale di Formula 1, ma la vittoria più bella è quella di una famiglia che gli ha insegnato educazione, rispetto e gentilezza. Un esempio per i giovani.

Ci sono vittorie che entrano nella storia dello sport e altre che arrivano dritte al cuore. Quella di Andrea Kimi Antonelli appartiene a entrambe. Domenica 1° novembre 2026, a vent’anni, il pilota bolognese ha conquistato il Mondiale di Formula 1, diventando il più giovane campione del mondo nella storia della categoria e riportando l’Italia sul tetto del Circus a 73 anni dall’ultimo trionfo di Alberto Ascari. Un’impresa straordinaria, destinata a lasciare il segno. Eppure, in queste ore di celebrazioni, c’è una storia che merita di essere raccontata anche oltre il risultato sportivo. È quella di una famiglia e di una mamma che, prima ancora di sognare un campione, ha desiderato crescere un bravo ragazzo.

Qualche mese fa, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, Veronica Pomaro, mamma di Kimi, aveva pronunciato parole semplici, ma dal significato profondo: «A me non è mai interessato che lui fosse un pilota. Voglio che conquisti tutti i suoi sogni, ma non è questo a rendermi orgogliosa di lui. Per me il massimo è quando mi dicono che ho un figlio molto educato, gentile e di cuore. Questo è ciò che mi interessa».

Parole che oggi assumono un valore ancora più grande. Perché dietro il ragazzo che ha sfidato i giganti della Formula 1, che ha vestito i colori Mercedes e che ha appena conquistato il titolo più ambito dell’automobilismo, c’è un percorso costruito nel tempo, con il sostegno della famiglia e con un’educazione che non ha mai messo il successo davanti alla persona.

Fin da bambino, Kimi ha inseguito il sogno di diventare un pilota. Kartodromi, trasferte, allenamenti e sacrifici hanno scandito la sua crescita. Accanto a lui, una famiglia presente, capace di accompagnarlo senza fargli perdere il contatto con la normalità. Anche lo studio ha mantenuto il proprio spazio, fino al conseguimento del diploma, nonostante gli impegni sempre più pressanti di una carriera internazionale.

I racconti di chi lo ha conosciuto tra i banchi di scuola restituiscono l’immagine di un ragazzo educato, disponibile e rispettoso, tanto da meritarsi il soprannome di «piccolo Lord». Un’immagine che oggi stride, in positivo, con quella di un ventenne capace di gestire la pressione di un Mondiale e di conquistare il rispetto di un intero paddock.

Ed è proprio qui che la storia di Antonelli assume un significato che va oltre lo sport. In un tempo in cui troppo spesso si confondono notorietà e valore personale, successo e arroganza, popolarità e merito, Kimi dimostra che si può arrivare in cima senza dimenticare da dove si è partiti. Che il talento ha bisogno di lavoro, ma anche di equilibrio. Che vincere è importante, ma il modo in cui si cresce e si affronta la vita lo è ancora di più.

Il suo trionfo può diventare un messaggio soprattutto per i ragazzi di oggi. Avere un sogno, coltivarlo con determinazione, accettare i sacrifici e non arrendersi davanti alle difficoltà. Ma anche imparare a rispettare gli altri, ascoltare, studiare, ringraziare e riconoscere il valore di chi ci sta accanto. Non esistono scorciatoie per diventare campioni, nello sport come nella vita. E nessuna coppa può sostituire l’educazione ricevuta e i valori trasmessi da una famiglia.

Domenica Kimi ha conquistato il mondo della Formula 1. Ha scritto una pagina storica per lo sport italiano. Per mamma Veronica, però, prima di quel titolo c’è qualcosa che nessuna classifica potrà mai misurare: l’orgoglio di aver cresciuto un figlio gentile, educato e capace di inseguire i propri sogni senza smarrire se stesso.

Perché il Mondiale si vince in pista. Diventare una bella persona è una vittoria che comincia molto prima, a casa, e che vale per tutta la vita.

Fabio Pettenò

Riferimenti per le dichiarazioni e i dati sportivi: intervista di Veronica Pomaro alla Gazzetta dello Sport e resoconto ufficiale FIA del Mondiale 2026

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