IL BARATRO DIETRO L’ANGOLO, L’ORGOGLIO NEL CASSETTO

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Un Brescia disarmante si avvicina sempre più alla retrocessione in Serie B, sempre più attorcigliato dentro a cattivi pensieri, brutti presagi e una condotta da squadra che ha già tirato i remi in barca. L’Atalanta passeggia sulle ceneri di un Brescia distratto, poco coraggioso ma soprattutto apatico. Sei sberle sono difficili da cancellare specialmente in una gara attesa come il derby, in una sfida che doveva segnare il passo ad una sorta di reazione.

Le colpe sono da dividere ma non si deve tirare indietro nessuno. Dal presidente Cellino ad aver realisticamente pensato che con una rosa così si potesse salvare in Serie A. A questo va aggiunta la doppia presunzione di non prendere nessuno al mercato di gennaio.

Da Diego Lopez chiamato a sostituire il secondo Eugenio Corini con il tecnico uruguayano a non aver dato nulla a questo gruppo sotto il profilo del gioco e del carattere. Una sola vittoria è il triste score dell’uomo scelto da Cellino e messo sotto contratto per altri due anni.

Dai giocatori, troppi non adatti alla categoria, incapaci di gestire le pressioni di una realtà come Brescia che nel periodo post covid doveva dare delle risposte (le aveva annunciate il presidente) ed invece si trova a dover fare i conti con una squadra che manca di mordente e con un piede e tre quarti in Serie B.

Quel che fa più male è vedere una squadra con l’orgoglio sgonfiarsi come un palloncino buco al primo ago incontrato. Come la neve che si scioglie al primo raggio di sole. Si può retrocedere ma con onore, così diventa dura da digerire.

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